Eclettismo e Liberty a Messina fra i palazzi del ‘900

Scheda a cura di Nino Principato

All’indomani del disastroso terremoto del 28 dicembre 1908, le rigide norme antisismiche che limitavano l’altezza degli edifici e l’armonica integrazione del verde col costruito, all’epoca valsero a Messina l’appellativo di “città-giardino”, caratterizzata da larghe strade e fabbricati che non superavano i tre piani.

L’architettura degli edifici, sia pubblici che privati, era quella dell’Eclettismo, cioè l’imitazione degli stili del passato, qui come in nessun’altra città italiana usatissima. Un ritorno stilistico, in sostanza, dettato in massima parte più da motivi sentimentali di affetto per la perduta città precedente al 1908 che di gusto, tradotto nella rievocazione di palazzetti rinascimentali o nell’imitazione dei capolavori architettonici locali del passato.

A partire dal 1910 e fino agli inizi degli anni ’30, la città si mantenne immune dai dettami del movimento razionalista e funzionalista che, nello stesso periodo, si diffondeva con capillarità in tutto il mondo. Il “Liberty”, dal cognome dell’inglese Arthur Liberty che nel 1875 aprì un negozio specializzato nella vendita di spille, anelli e altri articoli del genere, a Messina ha lasciato testimonianze interessanti.

Pregevole esempio di Liberty puro è la recinzione e il portale d’ingresso di Villa Garnier sulla via Consolare Pompea nel Villaggio S. Agata, che testimoniano l’esistenza di questo stile a Messina già prima del 1908, quando era stato appena diffuso dall’Esposizione Universale di Torino del 1902. Cancello e stipiti in pietra con il muro di recinzione, infatti, furono realizzati insieme alla villa originaria nel 1904 dall’ingegnere Santacaterina e presentano tutte le caratteristiche dell’autentico stile Liberty o floreale (fiori, steli, bottoni, linee sinuose e guizzanti, elementi decorativi a ventaglio).

La villa Fog, nel Villaggio Paradiso a Messina, è costituita da un massiccio edificio a due elevazioni fuori terra e rappresenta un emblematico esempio di architettura neoclassica tardo-ottocentesca (1880) ripresa, nei motivi decorativi post-floreali, agli inizi del Novecento (1915).

Villa Florio, edificata da Ernesto Basile (Palermo, 1857-1932) negli anni 1909-13 nel Villaggio Contemplazione di Messina, costituisce un esempio di liberty puro attraverso la linea curva (il cosiddetto “colpo di frusta”), la spirale, il dinamismo volumetrico e gli equilibri strutturali, che sono gli assunti originali ed originari del movimento Europeo.

La Galleria Vittorio Emanuele III Nella circolare piazza Antonello, allineata con altri prospetti architettonici curvi, è stata costruita dal 1924 al 1929 dalla S.A.I.E., (“Società Anonima Imprese Edilizie”). Progettata dall’architetto Camillo Puglisi Allegra (autore, a Messina, anche di Villa Tricomi, Villa Roberto, Camera di Commercio e Palazzo Salvato) e finanziata dalla Società Generale Elettrica della Sicilia (S.G.E.S.) per dare adeguata sede ai propri uffici e creare un importante polo residenziale e commerciale nel cuore della città, in pieno centro storico, fu inaugurata il 13 agosto 1929, contemporaneamente al Duomo ricostruito. All’interno si articola in tre bracci confluenti, al centro, in un esagono chiuso da una volta a cupola vetrata e con tre ingressi.

Tutte le volte a botte hanno dei lucernai a vetri colorati; il pavimento è realizzato con tesserine a mosaico da una ditta di Cremona mentre gli stucchi decorativi sono opera di Antonio Bonfiglio, Giuseppe Ajello e Ettore Lovetti. Il portico centrale, che dà sulla piazza Antonello, ha un monumentale arco segnalato da robuste paraste e da un fastigio sopraelevato, che costituisce l’ingresso principale della Galleria.

Nel novero delle Gallerie italiane, quella messinese si inserisce fra la “Vittorio Emanuele II” di Milano (1865-1878); “Mazzini” di Genova (1870-1880); “Umberto I” di Napoli (1887-1890) e le tre di Torino, la “Subalpina” (1873), la “Umberto I” (inaugurata nel 1890) e la “San Federico” (1932-33).

La Cassa Centrale di Risparmio “Vittorio Emanuele” in Via Garibaldi, di Ernesto Basile in collaborazione con l’ing. Mallandrino, fu realizzata nel 1926-27 e rappresenta una delle poche testimonianze del liberty palermitano declinato nel contesto della città dello Stretto, in piena attività ricostruttiva dopo il disastroso terremoto. Ernesto Basile, a Messina, progettò anche il portico di piazza del Popolo nel 1925.

Il Villino Drago in via Tommaso Cannizzaro alta, su progetto dell’ing. Guido Viola, venne costruito nel 1916. In questo edificio l’impronta del tardo movimento Liberty è evidente nella decorazione ed in alcuni elementi strutturali che, spaziando dalle ottocentesche ghirlande poste sui pilastri della recinzione esterna, alle orientaleggianti coperture dei corpi poligoni, alle finestre neo-gotiche, attingono a molteplici temi travalicanti la tradizione siciliana.

Il Palazzo della Dogana, edificato su progetto dell’architetto G. Lo Cascio nel 1914, sul prospetto lato mare si arricchisce di una splendida cancellata in ferro battuto intercalata da colonne lisce in ghisa, con capitelli che sorreggono le travature di una grande tettoia, sempre in ferro, di epoca ottocentesca.

L’eredità architettonica più importante a Messina, fu quella di Gino Coppedè (Firenze 1866 – Roma 1927) che diede il suo nome allo “stile Coppedè” e ripropose un’architettura che attinge alla fantasia della favola: Palazzo Tremi o “del gallo” per il colonnello del Regio Corpo dei Carabinieri Vittorio Emanuele Tremi e della moglie Maria Lepetit, in via Santa Cecilia (1914); Banco Cerruti o “Palazzo del Granchio”, (1915-17) in via Garibaldi;  Palazzo Arena o dello Zodiaco in piazza Duomo (1916-20) in collaborazione col genero Gaetano Rapisardi; Palazzo Loteta in via Garibaldi angolo via Gran Priorato (1920); Palazzo Magaudda in via Cardines (1922-1925); Palazzo Barbaro o dell’”Ape” (1914-1916).

Fra i tantissimi altri palazzi, notevoli sono Palazzo Natoli nel corso Cavour (ing. Gaetano Bonanno, 1922); Palazzo Seguenza nel corso Cavour (ing. Guido Viola); Palazzo Marullo in via Cavalieri della Stella (ing. Francesco Arcidiacono, 1922); Palazzo Vaccarino in via Garibaldi (ing. Gaetano Bonanno).

Nella Palazzina in via I Settembre al numero civico 171, l’ing. Enrico Fleres ebbe la sensibilità di conservare l’antico ingresso (sec. XIII) della chiesa di rito greco-latino Santa Maria del Graffeo, retta da un Protopapa, con volte a crociera ogivali.