IL PORTO E IL CROCERISMO

Fonte: www. http://www.porto.messina.it/

Il porto di Messina è formato da una penisola articolata che racchiude un vasto specchio acqueo di circa 820.000 mq con imboccatura a NW di m. 400 e fondali che consentono l’attracco diretto alle banchine anche a navi di grosso tonnellaggio.

Secondo l’attuale classificazione, il porto di Messina appartiene alla prima classe della seconda categoria dei Porti Nazionali. Il suo specchio acqueo, che si inscrive in una sorta di ellisse i cui assi sono pari a circa 950 e 1.000 mt., raggiunge una superficie di c.a. 75 H.A.

Le aree portuali, invece, occupano una superficie complessiva di c.a. 50H.A. Il porto di Messina, pienamente integrato nella struttura urbana della città, è un porto naturale interamente provvisto di banchine che offre un sicuro rifugio da qualsiasi vento. La sua imboccatura, orientata a NW, è larga circa 400 ml. e si estende tra il Forte S. Salvatore e la sede operativa della capitaneria di Porto.

Le 11 banchine del porto si estendono per circa 1.800 metri a partire dalla sede a mare della Capitaneria di Porto, sita presso l’imboccatura (lato W) del porto, fino alla banchina Egeo.
Grazie alle sue infrastrutture il Porto di Messina è, per volumi di traffico merci, passeggeri e croceristi, uno tra i porti più importanti del Mediterraneo. Più precisamente in Italia è il primo per movimentazione di persone e il decimo per traffico crocieristico (dati 2019).

Il Crocierismo, in particolare, rappresenta ormai da anni uno dei punti di forza della città con un numero rilevante di presenze: circa 400.000 croceristi/anno.

L’Ente gestore è l’Autorità di Sistema Portuale dello Stretto, istituita in attuazione all’art. 7, comma 1, del D. Lgs. 169/2016 che ha sostituito l’art. 6 della predetta Legge 84/94, successivamente modificato dall’art. 22 bis del D.L. 23/10/2018 n. 119, convertito dalla Legge 17/12/2018 n. 136.

L’ente ha personalità giuridica di diritto pubblico ed è dotata di autonomia di bilancio e finanziaria.
I suoi principali compiti sono quelli di indirizzo, programmazione, controllo, coordinamento, promozione delle operazioni portuali e delle altre attività commerciali ed industriali esercitate, oltre che nel porto di Messina, anche in quelli di Tremestieri, Milazzo, Villa San Giovanni e Reggio Calabria, in un unicum amministrativo-gestionale che ha unificato le strategie di sviluppo delle infrastrutture portuali dell’intera Area dello Stretto di Messina.

CENNI STORICI

La città di Messina ha tradizioni marinare antichissime grazie ad un porto che per secoli ne ha influenzato lo sviluppo economico, commerciale e politico.

Il primo nome greco della città, Zancle, deriva dalla caratteristica forma di falce dell’ansa portuale: l’origine del nome risale al 493 a. c., come testimonia il ritrovamento di una dramma d’argento recante l’effige di un delfino – simbolo del porto – e la scritta Dankle.

Da sempre posizionato su una rotta essenziale per il commercio, con l’avvento dei Romani il Porto di Messina divenne il principale dell’isola e la città divenne “Civitas Foederata” di Roma ottenendo molti privilegi nel settore marittimo e commerciale.

Tale importanza subì una battuta di arresto durante le dominazioni dei Bizantini e degli Arabi. I Normanni, invece, e il conte Ruggero in particolare, riportarono Messina e il suo porto in auge

La città divenne in questo periodo sede del Consolato del Mare, tribunale formato da Consoli liberamente eletti da mercanti e navigiorum primates che emanava norme ed ordinanze per la regolamentazione dei rapporti tra i commercianti, esentava i messinesi da gabelle, dogane ed altri pagamenti per mare e per terra e stabiliva altri vantaggi commerciali che potenziarono ancora di più i traffici.

Il Consolato del Mare, la costruzione di un nuovo arsenale e della Darsena, l’istituzione di un Ammiragliato con giurisdizione sul porto, contribuirono a renderla uno dei porti più importanti del Mediterraneo dal punto di vista militare e commerciale.

Nel capiente porto della Città di Messina, da sempre crocevia di mercanti e galee armate, si concentrò tra luglio e agosto 1571 la Flotta della Santa Lega voluta da papa Pio V, al Comando di Don Juan de Austria, figlio naturale di Carlo V, costituita da circa 300 navi, per contrastare, nella Battaglia di Lepanto, l’espansione dell’Impero Ottomano nel Mediterraneo.

L’attività economica, i floridi commerci e i privilegi goduti inasprirono i rapporti con le altre città siciliane e Palermo fece sì che gli spagnoli riducessero i benefici concessi alla città e al porto. Il Senato messinese allora cacciò lo Stratigò spagnolo e si alleò nel 1674 con i francesi contro la Spagna in una rivolta che venne repressa violentemente nel 1679, con conseguente abolizione di tutti i privilegi e del Porto Franco.
Con i Borboni la città tentò di recuperare i traffici e gli scambi che tanto l’avevano resa florida in passato. Il Porto Franco fu istituito nuovamente nel 1784, esteso nel 1848 a tutta la città e abolito definitivamente nel 1879.
Alla fine dell’800 sorsero nella città edifici strumentali dell’attività marittima, come il mercato coperto, i magazzini generali e la stazione dei traghetti. Il sisma catastrofico del 1908 ed i conseguenti danni portarono ad una contrazione delle attività portuali.

La ricostruzione delle strutture portuali, realizzata negli anni trenta del secolo scorso, ricalca in parte la sistemazione ottocentesca. Il XX secolo ha visto lo sviluppo di una significativa attività cantieristica e l’ubicazione a Messina di una base navale della Marina Militare italiana e del relativo Arsenale.

Con l’istituzione dell’Azienda Mezzi Meccanici e dei Magazzini del Porto, assorbita dal gennaio 1995 dall’Autorità Portuale di Messina in base alla Legge n. 84 del 1994, le operazioni commerciali hanno ricevuto nuovo impulso e il settore crocieristico ha goduto di un incremento dei traffici veramente significativo, tanto da far diventare il Porto di Messina fra i primi dieci in Italia in quest’ultimo settore.