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IL PALIO DELLE CONTRADE MARINARE DELLA RIVIERA

I “ palii di barche” erano, un tempo, gli unici momenti di svago e di divertimento lungo i Villaggi della Riviera messinese.

Così, insieme alle feste religiose, si organizzavano gare di barche tra le Contrade marinare, che, durante queste manifestazioni, mettevano in luce la rivalità esistente tra i diversi Villaggi. Tutte le gare si effettuavano con le usuali barche da pesca, che differivano tra di loro a seconda dell’appartenenza rivierasca.

Oggi, riprendendo l’antica tradizione, si sono riproposti i palii con le stesse tradizioni e rivalità di sempre. Era uso conquistarsi il posto di gara con il lancio dell’arpione, che avveniva sulla spiaggia prima della partenza. Questa era la prima fase, dove si dimostravano le capacità dei lanciatori che quasi sempre erano i “lanzaturi” delle feluche della caccia al Pesce Spada; con un lancio preciso guadagnavano il posto migliore per la gara, per sfruttare meglio le correnti del momento.

 

Un ignoto poeta del XVII sec. così descrive le Regate che si tennero a Messina nel 1665:

“Ben escono le feluche dentro al mare

Piene di genti e ii vogatori famosi.

Havendo diligenza a navigare

Sovra i monti dell’onde, alti e spumosi;

si vedean le sue vele allor volare

per essere di ciò vittoriosi.

E giungendo le prime in tal tenzone

Havran d’un pallio aurato il guiderdone”.

 

Probabilmente, in queste rime riportate da Rocco Sisci nel volume “Barche, Padroni e Marinai”, è descritta la Regata più famosa della Riviera: il Palio di Mezzagosto, che si correva durante i festeggiamenti della Vara del 15 agosto a Messina.

La gara si disputava da Contemplazione al porto di Messina, dove l’arrivo era fissato all’altezza dell’attuale Municipio.

Questo palio, estintosi negli anni Cinquanta del secolo scorso, era tra i più difficili della Riviera.

A differenza del “Palio di Siena” dove a correre sono i cavalli, qui a Messina le protagoniste assolute sono le barche “paciote” a otto remi, governate da equipaggi sceltissimi e ben allenati.

La barca “paciota” è una barca nata per la velocità; durante le regate, le “paciote” volano infatti sull’acqua, spinte da quattro, sei o otto remi, manovrati da atleti forti e avvezzi alle fatiche della voga.

Alle gare partecipavano, come oggi, equipaggi animati da grande spirito agonistico e decisi a portarsi a casa l’ambito “stendardo” messo appunto “in Palio”.

Più volte ripreso in tempi moderni, dal 2013 il Palio d’Agosto è stato intitolato “Don Giovanni d’Austria – Trofeo Città di Messina” che, nella prima edizione, è stato vinto dalla contrada “Paradiso” e lo ha detenuto per un intero anno.

 LA PESCA

Tra i simboli della tradizione marinara messinese spiccano le «Feluche», agili barche che ancora oggi solcano il mare dello Stretto per la “caccia” al Pesce Spada.

Queste imbarcazioni sono dotate di antenna d’avvistamento alta da 20 a 25 metri e di una lunga passerella per il fiocinatore. L’antenna che si innalza al centro della barca, reca in cima una coffa dentro alla quale prende posto un antenniere sempre in attenta osservazione del mare, pronto a dare l’allarme al primo avvistamento del pesce.

Il periodo di pesca del pesce spada va da maggio a ottobre: in questo periodo si trova il pesce spada italiano, proveniente per lo più dallo Stretto di Messina.

La Caccia al Pesce Spada è una pesca selettiva che salvaguardia la conservazione della specie e che in parte qui viene sostenuta dall’Unione Europea, anche se il tutto meriterebbe maggiore interesse ed attenzione magari con la nascita di un marchio DOC o DOP del pesce spada dello Stretto.

Tra le ricette che hanno lo spada come componente principale, risultano gli involtini di pesce spada grigliati o «alla ghiotta» (sugo tipico della cucina messinese) associabili ai più tradizionali involtini di carne (localmente chiamatibraciole messinesi).

Nello Stretto di Messina, è tipica la pesca del pesce azzurro (così chiamato per il tipico colore blu, tendente anche al verde, che si estende sulle scaglie laterali e dorsali prive di squame; il ventre appare invece di colore bianco o argento).

Tra le specie più comuni si ricordano, l’aguglia imperiale, la costardella, l’acciuga, lo sgombro e la sardina.

La forma del corpo è affusolata, proprio per consentire gli spostamenti agili nel mare. Inoltre è di taglia medio-piccola, anche se vi sono delle eccezioni.

LA ROSTICCERIA messinese presenta prodotti eno-gastronomici che contraddistinguono la tipicità del territorio; tra questi l’arancino al ragù (rigorosamente a forma piramidale), insieme al pidone e alla mozzarella in carrozza che popolano le rosticcerie messinesi accanto a “Sua Maestà” la Focaccia Messinese.

Le coltivazioni dell’uva che popolano i terrazzamenti tipici delle colline peloritane offrono le condizioni favorevoli per la produzione del FARO DOC e, ormai quasi scomparso, dello Zibibbo.

 

LA PASTICCERIA e LA GELATERIA sono molto raffinate. Tra i dolci più iconici della Città vi è la pignolata,

consumata durante le festività del Carnevale, e la tipica colazione costituita dalla granita messinese (la più nota al caffè), accompagnata dalla caratteristica brioche col tuppo.