Descrizione
In occasione della Giornata nazionale per la consapevolezza sull’endometriosi, in programma oggi, giovedì 28 marzo, il comune di Messina ha scelto di aderire alla call to action “Facciamo luce sull’endometriosi”, colorando di luce gialla la facciata di palazzo Zanca. L'iniziativa, promossa dall’associazione Lotta Italiana per la Consapevolezza sull’Endometriosi – A.L.I.C.E. Odv Endomarch Team Italy, ha l'obiettivo di contribuire alla campagna di sensibilizzazione.
“L’endometriosi è una patologia dal forte impatto sociale – hanno dichiarato il sindaco Federico Basile e l'assessore alle Politiche della salute Alessandra Calafiore – e una corretta comunicazione consente la diffusione di adeguate misure di prevenzione e di tutela. Abbiamo accolto con piacere l'invito dell'associazione A.L.I.C.E. nella convinzione che forme di sinergia e collaborazione tra istituzioni, enti, associazioni del terzo settore siano fondamentali, oltre che nella prevenzione, anche nell'ottica di una terapia per evitare conseguenze peggiori e poterle quindi contenere".
L’endometriosi è una malattia cronica, fortemente invalidante, che colpisce una persona assegnata femmina alla nascita su dieci. Si stima che in Italia ne siano affette oltre 3 milioni. Una stima a ribasso dato che, ad oggi, non è possibile stabilire, con ragionevole probabilità, quante persone soffrano di tale malattia. Il picco si verifica tra i 25 e i 35 anni, ma la patologia può comparire anche in fasce d’età più basse. La diagnosi arriva spesso dopo un percorso lungo e dispendioso, il più delle volte vissuto con gravi ripercussioni psicologiche. Ad oggi non esiste una cura per tale patologia, ma solo terapie farmacologiche che agiscono sulla sintomatologia e con le quali si prova a rallentare l’avanzamento della patologia. L’endometriosi erroneamente viene ancora considerata una patologia ginecologica. La stessa è, invece, una malattia multisistema, dalla natura subdola che rende, molto spesso, la diagnosi difficile, soprattutto nei casi in cui coinvolge gli organi extrapelvici. Ciò comporta un significativo ritardo diagnostico e un inevitabile avanzamento della patologia che impatta psicologicamente e fisicamente sulla qualità di vita. Dalla comparsa del primo sintomo alla diagnosi di endometriosi, mediamente, passano 8/9 anni. Al di sotto dei 19 anni il ritardo diagnostico aumenta fino a 12/13 anni. Questo avviene perché, soprattutto nelle più giovani, il dolore pelvico e il dolore mestruale è molto sottovalutato. Abbattere il ritardo diagnostico è fondamentale: consente, infatti, di impostare quanto prima una terapia personalizzata sulle necessità della persona affetta e di monitorare l’avanzamento della malattia, evitando danni gravi e permanenti che la stessa può procurare. Inoltre, consente di non patire stati di elevata sofferenza e di non rinunciare ad una quotidianità ordinaria, in cui rientra anche l’aspetto relazionale e lavorativo. Molte persone assegnate femmine alla nascita, a causa del dolore persistente e cronico e dei danni provocati dalla patologia, sono costrette a ridurre l’orario di lavoro e, in alcuni casi, ad abbandonarlo, rinunciando così alle proprie aspirazioni.
“L'endometriosi è invisibile – ha spiegato Francesca Fasolino, presidente di A.L.I.C.E. - e rende il percorso di informazione e sensibilizzazione più difficile. Per questo siamo grati agli enti che aderiscono alla nostra call to action, illuminando un monumento di giallo o sensibilizzando attraverso i loro canali ufficiali. La sinergia tra le istituzioni e gli enti del terzo settore è cruciale".
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Ultimo aggiornamento: 28 marzo 2024, 16:00