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Lo Stretto di Messina torna al centro del Mediterraneo

Il Ministro Giuli a Messina ha presentato il progetto del MIRA - Mediterranean Institute for Research and Arts. Con l’occasione, inaugurata al Parco Urbano della Fiera la Fontana Ferma di Piero Pizzi Cannella.

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2 luglio 2026

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Comunicati Stampa
Lo Stretto di Messina torna al centro del Mediterraneo
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Descrizione

È stato presentato oggi, giovedì 2 luglio 2026, alla presenza del Ministro della Cultura Alessandro Giuli, il MIRAMediterranean Institute for Research and Arts / Istituto Mediterraneo per la Ricerca e le Arti, il nuovo polo culturale dedicato alla ricerca, alla formazione e alla produzione artistica Contemporanea nel Mediterraneo. La presentazione si è svolta nel Salone delle Bandiere di Palazzo Zanca, sede del Comune di Messina.

Alla conferenza stampa è intervenuto il Ministro della Cultura Alessandro Giuli, dopo i saluti istituzionali del Sindaco di Messina, Federico Basile. Sono quindi seguiti gli interventi della Rettrice dell'Università degli Studi di Messina, Giovanna Spatari, del Direttore generale dell'Unità di Missione per la Cooperazione Culturale con l'Africa e il Mediterraneo allargato del Ministero della Cultura, Angelo Piero Cappello, e della Dirigente della stessa Unità di Missione, Chiara Ianeselli.

"Il MIRA non poteva che nascere in Sicilia, il punto d'incontro naturale tra culture, popoli e civiltà. Da Messina prende forma un progetto che considera il Mediterraneo non soltanto uno spazio geografico, ma un luogo di origine e di destino comune. Abbiamo il dovere di investire nella cultura come strumento di conoscenza, cooperazione e pace, soprattutto in un tempo segnato da tensioni e conflitti, perché la cultura resta il linguaggio più forte per costruire relazioni tra i popoli. MIRA sarà un luogo aperto, dove ricerca, formazione e creatività contemporanea dialogheranno con il patrimonio storico e archeologico. Apparterrà a chi saprà viverlo, alimentarlo e condividerne la missione, diventando un punto di riferimento per artisti, studiosi e istituzioni internazionali. Da Messina vogliamo costruire un ponte simbolico che unisca non soltanto le due sponde dello Stretto, ma l'intero Mediterraneo, promuovendo una rete di collaborazione fondata sulla bellezza, sulla conoscenza e sul dialogo, mettendo in relazione le radici del passato con le sfide del futuro", ha dichiarato il Ministro della Cultura, Giuli.

Il Sindaco Basile, ha aperto la presentazione del MIRA definendolo “una stella destinata a brillare ben oltre i confini della città e della Sicilia”. Secondo Basile, il nuovo Mediterranean Institute for Research and Arts rappresenta un punto di riferimento che contribuirà a restituire a Messina il ruolo centrale che le spetta nel Mediterraneo, inserendosi nella visione promossa dal ministro della Cultura Alessandro Giuli nell’ambito del Piano Mattei. Il primo cittadino ha sottolineato come il risultato sia frutto di un lungo lavoro di collaborazione e radicamento sul territorio e abbia coinvolto istituzioni e comunità. “È un traguardo che appartiene a tutti”, ha affermato, evidenziando la responsabilità condivisa di far crescere il progetto e trasformarlo in un’opportunità concreta di sviluppo culturale, sociale ed economico per la città.

A seguire la Rettrice Spatari ha evidenziato: “L'Università degli Studi di Messina guarda a questo progetto con autentica convinzione, perché ne condivide profondamente la visione: creare uno spazio nel quale la ricerca, le arti e il patrimonio culturale si incontrano, superando i tradizionali confini disciplinari e promuovendo una conoscenza aperta, interdisciplinare e proiettata verso il futuro. La nascita del MIRA rappresenta un'opportunità di grande rilievo non soltanto per la nostra città, ma per l'intero sistema della formazione superiore e della ricerca. Essa conferma come la cultura possa costituire un motore di sviluppo, innovazione e cooperazione, capace di mettere in dialogo istituzioni, università e società”.

Il Direttore Generale dell'Unità di Missione, Cappello, ha sottolineato come il futuro dell'Europa, dell'Italia e della Sicilia si giocherà sempre più sul terreno delle relazioni internazionali nel Mediterraneo. In questo scenario, ha evidenziato il ruolo strategico che Messina potrà assumere grazie al MIRA, chiamato a promuovere relazioni stabili e durature attraverso la cooperazione nel campo della creatività contemporanea, contribuendo a rafforzare i legami culturali, sociali ed economici tra Europa e Africa. Ha concluso richiamando le parole dello scrittore ivoriano Ahmadou Kourouma: «La tradizione senza modernità è sterile, ma la modernità senza tradizione è cieca», quale sintesi della visione che ispira il nuovo Istituto.

La Dirigente dell'Unità di Missione, Ianiselli, ha evidenziato come la storia del Mediterraneo non possa essere raccontata soltanto attraverso gli eventi, i luoghi e i miti tramandati da storici, antropologi e geografi. Accanto a questa narrazione, ha osservato, esistono dimensioni più profonde che solo l'arte è in grado di rivelare. In questa prospettiva, il MIRA nasce a Messina con l'ambizione di diventare un luogo capace di ricucire memoria e futuro, affidando alla voce degli artisti il compito di interpretare, custodire e rinnovare il patrimonio culturale del Mediterraneo.

Promosso dal Ministero della Cultura - per il tramite della Direzione Generale Creatività Contemporanea e dell’Unità di missione per la cooperazione culturale con l’Africa e il Mediterraneo allargato - dal Comune di Messina e dall’Università degli Studi di Messina, con il supporto della Fondazione MAXXI per l’avvio del progetto, il nuovo polo culturale nasce come una sinergia istituzionale orientata alla rigenerazione culturale del territorio messinese e siciliano. Obiettivo del progetto è costruire nuove reti artistiche internazionali, sviluppare programmi espositivi sperimentali, promuovere attività di formazione e ricerca interdisciplinare e attivare residenze artistiche e dinamiche di scambio tra Europa, Africa e Paesi del Mediterraneo.

Il MIRA Messina ridefinisce il paradigma museale in un ecosistema culturale vivo: un promotore di dialogo interculturale capace di interpretare le pratiche artistiche contemporanee come processi vivi di relazione, ospitalità e trasformazione.

Alla luce delle attività della neonata Unità di missione per la cooperazione culturale con l’Africa e il Mediterraneo allargato, destinata dal Ministero della Cultura a operare nel quadro del Piano Mattei, il MIRA Messina raccoglie il testimone dal precedente progetto MAXXI Med, avviato nel 2023, rafforzandone la dimensione condivisa attraverso il coinvolgimento di un ampio partenariato istituzionale. Il nuovo istituto avrà sede in due luoghi simbolici per storia e architettura: le Torri Morandi e Villa Pace. Al termine dei lavori di riqualificazione, i due spazi diventeranno il fulcro operativo del progetto. L’iniziativa si inserisce in un più ampio processo di rigenerazione urbana e rilancio culturale del territorio messinese, siciliano e, più in generale, del Mezzogiorno. Allo stesso tempo il progetto rientra nella strategia nazionale di cooperazione culturale promossa dal Ministero della Cultura, che riconosce nell’Africa e nel Mediterraneo uno spazio prioritario di dialogo multilaterale, sviluppo condiviso e valorizzazione delle competenze e dei diversi patrimoni culturali.

Il MIRA sviluppa una ricerca interdisciplinare dedicata al Mediterraneo, con particolare attenzione alla Sicilia come luogo di incontro tra Europa, Africa e Medio Oriente. Attraverso arti visive, performance, musica e danza, il progetto promuove scambi culturali, residenze e collaborazioni con artisti e comunità locali e internazionali. Centrale nella missione del MIRA è la formazione, grazie al coinvolgimento di università e centri di ricerca. Il polo intende valorizzare il patrimonio materiale e immateriale del Mediterraneo favorendo dialogo, cooperazione e pluralità culturale. L’obiettivo è sostenere nuove forme di ricerca e produzione artistica capaci di contrastare i processi di omologazione culturale contemporanea.

In occasione della presentazione del MIRA Messina, si è tenuta inoltre una doppia cerimonia inaugurale - a Messina in mattinata e a Reggio Calabria del pomeriggio - dedicata all’installazione monumentale dei gruppi scultorei dal titolo la Fontana Ferma di Piero Pizzi Cannella. Le opere sono state collocate sulle due sponde dello Stretto: nell’area della ex Fiera di Messina, in un rigenerato Parco Urbano, e a Piazza De Nava, a Reggio Calabria. Due presenze speculari che arricchiscono il dialogo permanente tra le città, evocando una geografia culturale condivisa e una nuova centralità mediterranea costruita attraverso interventi sul territorio con il coinvolgimento del contesto locale.

 Messina e Reggio Calabria si uniscono così in un orizzonte simbolico e creativo, trasformando lo Stretto in una piattaforma di dialogo tra Europa, Africa e Mediterraneo.

Le opere giungono nelle due città a seguito della partecipazione del Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria a due differenti programmi promossi dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura. Il progetto di acquisizione dell’opera destinata a incrementare la collezione del museo a Reggio Calabria è stato infatti selezionato nell’ambito dell’avviso pubblico PAC2025 - Piano per l’Arte Contemporanea, che sostiene proposte progettuali per l’acquisizione, la produzione e la valorizzazione di opere dell’arte e della creatività contemporanee destinate al patrimonio pubblico italiano. Il progetto di produzione dell’opera destinata a Messina e finalizzata alla rigenerazione urbana dell’area interessata è stato selezionato, invece, nell’ambito del programma Il Museo Rigenera, che mira a incoraggiare iniziative di rigenerazione urbana a base culturale delle periferie da parte dei musei e dei luoghi della cultura statali afferenti al Ministero della Cultura. Le due opere di Piero Pizzi Cannella trasformano i paesaggi dello Stretto, sulle due sponde, in luoghi aperti alla riflessione, allo scambio e alla rigenerazione di una comune identità mediterranea. Non una frontiera, ma un ponte; non un margine, ma un centro. Un destino che lo Stretto porta inscritto nella propria storia e nella propria geografia: essere spazio di attraversamento, relazione e rigenerazione.

 VILLA PACE: DA RESIDENZA STORICA A POLO UNIVERSITARIO

La straordinaria epopea di Villa Pace, una storica residenza di Messina, comincia nel 1850 quando Robert Sanderson acquista dai fratelli Marini una porzione del fondo nell'omonimo villaggio di Pace. In seguito, la modesta struttura preesistente viene trasformata in una sfarzosa dimora denominata "Villa Amalia", arricchita da un parco botanico unico nel suo genere grazie all'innesto di piante rare e alberi di pregio. Verso la fine dell'Ottocento, la tenuta vive la sua radiosa stagione d'oro, affermandosi come l'epicentro della mondanità e dell'eleganza messinese: la villa accoglie ospiti di eccezionale rilievo, tra cui il Kaiser Guglielmo II e diversi esponenti di Casa Savoia, venendo magnificamente consacrata come il "luogo dell'anima" dal diplomatico tedesco fidanzato di Luisa Leila Sanderson. Questo splendido idillio si interrompe bruscamente il 28 dicembre 1908, quando il catastrofico terremoto di Messina distrugge la proprietà. Spinti dal dramma, i Sanderson si trasferiscono a Roma e vendono la proprietà a Emilio Enrico Vismara, alto dirigente della Società Tirrena e noto mecenate attento alla salute pubblica cittadina. Già nel 1911, Vismara era entrato come socio nella ditta Sanderson & Sons a fianco del giovane accomandatario Giuseppe Bosurgi; sotto la sua ala, Villa Pace si trasforma in un vero e proprio quartier generale strategico per ingegneri e tecnici incaricati di modernizzare gli impianti industriali ed elettrici della città. La famiglia Bosurgi si dedicherà all’espansione per l'industria di trasformazione degli agrumi peloritani nei mercati di tutto il mondo. Il 25 novembre 1929 Bosurgi acquista ufficialmente e in via definitiva Villa Pace da Vismara e l'anno seguente commissiona all'ingegnere Guido Viola un maestoso progetto di ampliamento e ristrutturazione dell'immobile. Sebbene le alterne vicende politiche lo conducano presto all'isolamento e alla perdita delle cariche pubbliche, l'impero industriale dei Bosurgi continua a marciare spedito: nel 1934, lo stabilimento di Pistunina viene equipaggiato con macchinari statunitensi all'avanguardia per la produzione di pectina e acido citrico, rivoluzionando al contempo la propria comunicazione commerciale attraverso la grafica e le novità del Futurismo. Il secondo dopoguerra riserva, tuttavia, un epilogo amaro a questa gloriosa dinastia industriale. I grandi lavori di ampliamento di Villa Pace non vengono mai portati a termine e persino un successivo tentativo di riqualificazione, affidato negli anni Sessanta allo studio AERRE, rimane del tutto incompiuto. Questa parabola discendente culmina nel 1981 con la dichiarazione d'ufficio del fallimento della fabbrica dei Bosurgi. La rinascita della struttura giunge solo nel 1992, quando l’Università degli Studi di Messina ha acquistato l’intero complesso grazie a un finanziamento della Regione Siciliana con il preciso intento di salvaguardare i beni custoditi e restituire dignità all'immobile. Villa Pace è stata oggetto di importanti interventi di ristrutturazione, e ad oggi ospita convegni e la Scuola di eccellenza dell’Università di Messina. Un luogo destinato a residenze orientate alla ricerca, alla sperimentazione e alla condivisione del sapere, arricchito dal costante confronto con l'Università. Verso questa nuova direzione, all'interno del progetto MIRA, si stanno strutturando collaborazioni e solidi rapporti d'intesa con l'istituzione accademica.

LE TORRI MORANDI:

MEMORIA INDUSTRIALE E NUOVA CENTRALITÀ CULTURALE SULLO STRETTO

Il complesso delle Torri Morandi costituisce una delle opere più significative di archeologia industriale presenti sul territorio messinese e rappresenta una testimonianza significativa della storia delle telecomunicazioni del Novecento. Realizzato nel 1957 su progetto dell’ingegnere Riccardo Morandi, il fabbricato nasce in un momento storico in cui lo Stretto di Messina era attraversato non solo da correnti marine e rotte di navigazione, ma da infrastrutture strategiche per lo sviluppo del Mezzogiorno e per l’integrazione energetica della Sicilia con il resto del Paese. La funzione originaria delle Torri Morandi era strettamente legata al sistema di trasmissione dell’energia elettrica ad altissima tensione verso l’isola: da qui venivano tesati e controllati i cavi aerei che collegavano il pilone di Villa Santa Trada con quello di Capo Peloro, consentendo l’arrivo della corrente elettrica in Sicilia prima della realizzazione del collegamento sottomarino. Le Torri erano quindi parte integrante di una grande infrastruttura invisibile ma fondamentale, simbolo di progresso tecnologico, di modernità e di fiducia nel futuro. Con l’interramento e il successivo passaggio dei cavi sotto lo Stretto, il complesso ha progressivamente perso la propria funzione a partire dal 1994. Da infrastruttura strategica, le Torri Morandi sono divenute un corpo estraneo al paesaggio quotidiano: un’architettura potente e silenziosa, rimasta sospesa nel tempo, destinata lentamente al degrado e all’oblio. Un destino paradossale, soprattutto in una città come Messina, che ha sempre costruito la propria identità sulla memoria e sul ricordo del proprio passato. Il contesto in cui il complesso sorge, quello di Torre Faro, è storicamente legato a tutt’altra dimensione: un borgo di pescatori, attraversato da miti, leggende e tradizioni popolari, caratterizzato da un paesaggio essenziale, quasi privo di architetture rappresentative. Il progetto di riqualificazione oggi in corso ribalta radicalmente questa condizione. L’intervento si fonda su un approccio conservativo che riconosce il valore storico, simbolico e identitario dell’edificio. Si tratta di un’operazione che può essere definita meta-artistica: un progetto che promuove l’arte e il rinnovamento culturale partendo proprio dall’architettura industriale che ospiterà lo spazio espositivo, dal suo recupero e dalla sua rifunzionalizzazione. Centrale è stato il lavoro di acquisizione e studio degli elaborati originali di Morandi, che hanno guidato le scelte progettuali, orientate al rispetto delle forme, delle proporzioni e del linguaggio strutturale dell’opera. Il nuovo istituto di ricerca MIRA prenderà forma attorno al cuore originario delle Torri Morandi: quello spazio centrale che un tempo ospitava un enorme macchinario, progettato per tesare i cavi che portavano l’energia elettrica in Sicilia. Era il motore silenzioso di un sistema complesso, invisibile a chi osservava dall’esterno. Oggi quello stesso spazio cambia voce, ma non perde memoria: diventa il fulcro del racconto di questo centro di ricerca, il luogo in cui la storia tecnica dell’edificio si trasforma in narrazione accessibile, comprensibile, condivisa. Entrando nelle Torri, la prima sensazione è quella dello stupore. All’interno non ci sono solai: lo sguardo parte dal pavimento e sale libero fino alla sommità, seguendo un vuoto verticale che racconta meglio di qualsiasi parola la scala e la forza di questa architettura. I grandi contrappesi, un tempo indispensabili per bilanciare la tensione dei cavi, sono ancora lì, testimoni silenziosi di un lavoro immenso. Una delle due torri sarà lasciata quanto più possibile pura e scevra da interventi invasivi, accessibile al pubblico: volutamente essenziale, quasi intatta, perché chi entra possa percepirne la potenza non solo osservandola, ma vivendola con il proprio corpo, sentendosi piccolo di fronte alla sua verticalità. Al primo piano dell’avancorpo centrale è presente un balcone-belvedere di grande suggestione, affacciato in direzione sud-est. Da qui lo sguardo si apre su panorami che dal piano terra restano celati, offrendo una relazione privilegiata tra architettura, paesaggio e mare. Questo spazio diventa parte integrante del percorso museale, un luogo di sosta e contemplazione, in cui l’esperienza culturale si intreccia con quella paesaggistica. Accanto alle torri, un edificio annesso troverà una nuova vita come caffetteria, pensata per essere sempre aperta, anche quando il museo è chiuso. La scelta risponde alla volontà di restituire alla comunità locale un luogo che nel tempo era stato percepito come estraneo e inaccessibile, permettendo agli abitanti di Torre Faro di riappropriarsene quotidianamente. La caffetteria sarà collegata al corpo longitudinale centrale delle Torri Morandi tramite un passaggio vetrato, che consentirà di percepire il verticalismo delle torri e, in lontananza, la presenza dei due piloni dello Stretto, rafforzando il dialogo visivo tra architettura e territorio. Altri due fabbricati esistenti saranno demoliti e fedelmente ricostruiti per ospitare le funzioni accessorie tipiche di un centro di ricerca per il contemporaneo, che non hanno trovato spazio all’interno del volume rigidamente definito delle Torri Morandi, in modo da preservare l’integrità del complesso principale, evitando forzature e adattamenti impropri. Anche la sistemazione degli spazi esterni riveste un ruolo centrale nel progetto. Il piazzale su cui affacciano le torri sarà organizzato in modo da separare, attraverso una schermatura verde, l’area dell’istituto da quella del parcheggio, riducendo l’impatto visivo delle superfici carrabili. Celare bilateralmente Torri Morandi e relativi servizi, per scoprirsi poco alla volta, lungo i sentieri che separano le due aree. Il suolo stesso racconta una scelta precisa: niente asfalto, niente bitume, niente superfici impermeabili. Al loro posto, materiali drenanti e terra stabilizzata, che permettono all’acqua di tornare al terreno e al paesaggio di respirare. Un modo diverso di costruire, più rispettoso, più attento a un contesto naturale fragile e prezioso come quello di Capo Peloro. La riqualificazione delle Torri Morandi non è solo il recupero di un edificio. È un racconto che unisce passato e futuro, tecnica e paesaggio, memoria e nuove possibilità. È la dimostrazione che anche un’architettura nata per una funzione strettamente industriale può trasformarsi in un luogo di incontro, di cultura, di identità condivisa. Un luogo capace di parlare a tutti, anche in un territorio che l’aveva dimenticato e che, oggi, è desideroso di riscoprire.

I PRIMI APPUNTAMENTI DEL PROGRAMMA DI ATTIVAZIONE DEL NUOVO ISTITUTO

Il MIRA inizierà a prendere forma già dall'ottobre 2026 attraverso un primo calendario di iniziative che anticipa l'apertura del nuovo istituto, trasformandolo fin da subito in un laboratorio di ricerca, produzione e confronto internazionale. Un programma pensato per costruirne progressivamente l'identità, avviare le prime collaborazioni con artisti, studiosi e ricercatori e attivare un dialogo con le comunità del Mediterraneo.
Ad aprire questo percorso sarà Posso sentire ciò che ancora non riesco a vedere, performance del collettivo POLISONUM commissionata appositamente per le Torri Morandi. Con questa nuova produzione il MIRA affida agli artisti il compito di delineare, fin dall'inizio, il proprio orizzonte di ricerca. Muovendo dalla visione dello Stretto come luogo di attraversamento, trasformazione e incontro, POLISONUM guiderà il pubblico in un'esperienza immersiva capace di intrecciare immaginazione, dialogo tra le specie e paesaggio siciliano.
L'opera prende ispirazione anche dal nome stesso del nuovo istituto. MIRA, la gigante rossa visibile da tutte le regioni abitate della Terra, appartiene alla costellazione della Balena e attraversa lo spazio a circa 130 chilometri al secondo, lasciando dietro di sé una scia lunga tredici anni luce: una vera e propria "semina" cosmica da cui possono nascere nuovi sistemi solari. Un'immagine che diventa metafora della missione del MIRA: generare connessioni, mettere in relazione geografie, discipline e culture, favorendo la nascita di nuove traiettorie di ricerca, produzione e conoscenza.
Sempre nell'autunno 2026 prenderà inoltre avvio un convegno internazionale promosso dall'Università degli Studi di Messina, articolato in una serie di sessioni ospitate in diversi Paesi del Mediterraneo. Il progetto indagherà il ruolo dello Stretto di Messina come crocevia storico e contemporaneo, rilanciandone la centralità attraverso il nuovo istituto. Il programma affronterà temi quali le mitografie dello Stretto, le lingue del confine e dell'incontro, le architetture del paesaggio, le rotte della contemporaneità e le contro-narrazioni necessarie a rileggere il Mediterraneo come spazio di scambio, ricerca e produzione culturale. Questi appuntamenti segnano l'avvio concreto del MIRA: non semplici anticipazioni del programma futuro, ma le prime azioni pubbliche di un progetto destinato a crescere nel tempo come piattaforma permanente dedicata alla ricerca, alla formazione e alla produzione artistica contemporanea nel Mediterraneo.
 

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N. 471 - redatto da g.da

Ultimo aggiornamento: 2 luglio 2026, 16:14

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